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  29 DICEMBRE



Le dimensioni di un impianto fotovoltaico, meglio piccolo o grande?

La storia di Davide contro Golia si ripropone nel settore dell’energia solare e, accanto alla necessità di una tecnologia migliore, è probabilmente il problema più urgente da risolvere.

Il partito del “Big Solar” vuole grandi centrali fotovoltaiche che occupano migliaia di ettari di terreno, in qualche occasione pubblico, anche se di scarso valore naturalistico o agricolo. I fautori dello “Small Solar” preferiscono utilizzare i milioni di ettari di tetti civili o industriali dislocati all’interno e nei pressi dei nostri centri urbani.

Il dibattito sta producendo una strana situazione, che contrappone gli ambientalisti uno contro l’altro in una lotta un po’ dogmatica per la stesso obiettivo: più energia fotovoltaica. Che cosa vogliamo? Energia dal sole. Come vogliamo ottenerla? Boh!

Gli argomenti a favore dell’una o dell’altra scelta potrebbero scatenare una nuova lotta di classe: eco–capitalisti contro eco–democratici. In altre parole, i grandi gruppi industriali vogliono mantenere il potere e il profitto creando mega centrali fotovoltaiche, mentre chi ha un approccio più democratico preferisce che sia il singolo cittadino a produrre l’energia solare.

Non abbiamo nulla contro le imprese private del settore dell’energia solare. Infatti, chi investe grandi capitali in molti modi guida l’innovazione nel settore, anche se con qualche iniezione di denaro pubblico. Eppure il vero potenziale di energia solare non è solo un passaggio dai combustibili fossili, è una riprogettazione fondamentale della nostra economia energetica.

AUmentarennao i posti di lavoro grazie al settore del fotovoltaico.
L'Erec ha presentato al Parlamento Europeo un nuovo rapporto che prevede nel 2050 tutta l'energia necessaria per produrre elettricità, caldo e freddo, come quella richiesta dal settore dei trasporti, potrà essere prodotta attraverso le fonti rinnovabili.

Nata nell'aprile del 2000, la European Renewable Energy Council (EREC) è l'organizzazione più importante nel settore delle energie rinnovabili a livello europeo, con un'attività che riguarda il commercio, le associazioni di ricerca attive nel settore del fotovoltaico, i piccoli impianti idroelettrici, l'energia solare termica, la bioenergia, la geotermia, l'oceano, l'energia solare a potenza concentrata e quella eolica. Dal punto di vista economico EREC rappresenta un settore con un fatturato annuo di 70 miliardi di euro e prevede ad oggi l'impiegno di oltre 550,000 posti di lavoro.

In questo documento, oltre a chiarire come le energie verdi potranno contribuire a raggiungere l'obiettivo di massima efficienza energetica, si lascia intendere che il supporto politico, pubblico ed economico è e sarà indispensabile, anche attraverso una serie di linee guida che le istituzioni dovranno seguire a livello europeo e che puntino al sostegno delle energie rinnovabili.

Secondo lo studio l'uso delle rinnovabili già nel 2020 dovrebbe portare ad una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 1200 milioni di tonnellate rispetto a quelle prodotte ventanni fa, nel 1990.

E nel 2050 sempre l'Unione europea dovrebbe essere in grado di ridurre le emissioni legate all'uso dei fossili di oltre il 90% con un beneficio addizionale totale di 3800 miliardi di euro. Tra le maggiori conseguenze positive è prevista un forte incremento sul fronte occupazione. Se si seguiranno le indicazioni indicate dallo studio per arrivare al 100% di rinnovabili, il settore dell'energia garantirà 2,7 milioni di posti di lavoro nel 2020, 4,4 milioni nel 2030 e 6,1 milioni nel 2050.





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